
Il 1° ottobre 2025 è passato senza rumore. Da quel giorno Siemens non consegna più S7-300 nuovi: CPU, schede di ingresso e uscita, moduli di comunicazione e la periferia ET 200M sono diventati ricambi. Si trovano ancora, in quantità limitate, e di norma restano disponibili per altri dieci anni, fino al 2033 circa.
In molti stabilimenti l'S7-300 è ancora il PLC che fa girare la linea più importante. Spesso funziona benissimo, ed è proprio questo il problema: finché funziona, migrarlo non è mai urgente.
Il ciclo di vita Siemens di S7-300 ed ET 200M: annuncio di fine produzione nel 2023, fine delle consegne nel 2025, ricambi fino al 2033 circa.
Il rischio non è il guasto, è il giorno del guasto
Un PLC di vent'anni può durarne altri dieci. Oppure fermarsi un martedì mattina perché ha ceduto l'alimentatore, o perché una scheda di uscita ha preso una sovratensione. In quel momento la domanda non è più "quando migriamo?". È "dove lo troviamo il pezzo, entro stasera?".
Finché il prodotto era a catalogo, la risposta era il distributore. Adesso è il mercato del ricambio e dell'usato ricondizionato: si trova quasi tutto, ma prezzo e tempi li decide chi ha il pezzo a magazzino, e la garanzia cambia da un venditore all'altro. Ogni anno che passa quel mercato si assottiglia.
Comprare scorte di ricambi è una scelta legittima, e per qualche impianto è quella giusta. Va però chiamata col suo nome: rimanda il problema, non lo risolve. Una CPU di scorta sullo scaffale copre un guasto. Non copre la modifica al processo che il vecchio programma regge a fatica, né il giorno in cui in reparto non c'è più nessuno che apre volentieri un progetto STEP 7 classico.
Migrare non vuol dire ripartire da zero
C'è un timore che sentiamo spesso: "il programma l'ha scritto un fornitore che non c'è più, se lo tocchiamo si ferma tutto". È comprensibile, ma quasi sempre esagerato.
TIA Portal importa i progetti STEP 7 e una buona parte del programma arriva sull'S7-1500 senza essere riscritta. La logica di processo, cioè la parte che contiene anni di aggiustamenti fatti in campo, resta. Vanno rivisti con attenzione i punti che dipendono dall'hardware: indirizzamenti assoluti, puntatori, blocchi legati a funzioni di sistema dell'S7-300, comunicazioni tra PLC e verso il pannello operatore. È il lavoro meno visibile, ed è quello che decide se l'avviamento sarà tranquillo.
Cosa si recupera, cosa si riscrive e cosa si sostituisce in una migrazione da S7-300 a S7-1500.
Una migrazione è anche l'occasione per fare ordine. Si commenta il codice che nessuno aveva mai commentato e si tolgono le parti morte. Poi si aggiornano gli schemi elettrici, che dopo vent'anni di modifiche raramente corrispondono al quadro. Sembra lavoro accessorio: è la differenza tra un impianto che dipende da una persona e uno che chiunque può manutenere con la documentazione in mano.
C'è poi la sicurezza informatica. Le CPU S7-1500 con firmware recente proteggono gli accessi e cifrano la comunicazione con il PC di programmazione e con i pannelli, cose che sull'S7-300 non esistono. Con la NIS2 già operativa e il Cyber Resilience Act alle porte (ne abbiamo scritto qui) non è un argomento da ultima riga.
Quanto dura il fermo? Dipende, ed è giusto dirlo
Diffidiamo di chi dà un numero prima di aver visto l'impianto. Ci sono migrazioni che non richiedono di fermare niente, perché la macchina ha una ridondanza o una pausa naturale nel ciclo. Altre si chiudono in un fine settimana. Altre ancora chiedono più giorni, perché va rifatto il quadro o cambiata la rete.
Quello che non dipende dall'impianto è il metodo. Tutto ciò che si può fare prima si fa prima, con la linea che produce:
- il rilievo, a impianto acceso: ingressi, uscite, comunicazioni, e cosa fa davvero la macchina rispetto a cosa dicono gli schemi;
- la conversione e la revisione del software, in ufficio;
- le prove in simulazione e al banco, prima di avvicinarsi alla macchina;
- il quadro o il rack nuovo, montato e cablato in anticipo dove lo spazio lo consente;
- la commutazione vera e propria, in una fermata programmata.
Il vecchio sistema conviene tenerlo pronto a ripartire finché il nuovo non ha girato qualche turno. È un'assicurazione che costa poco e che fa dormire meglio tutti, manutentori compresi.
Le fasi di una migrazione in parallelo alla produzione: il fermo serve solo per commutare.
A parità di impianto, la differenza tra un fermo breve e uno lungo sta quasi sempre in quanto lavoro è stato fatto prima di spegnere.
Quando conviene farlo
Quando si sceglie la data, invece di subirla. Una migrazione pianificata si appoggia su una fermata che c'è già, come la manutenzione estiva o la chiusura di Natale, e ha un costo che si conosce in anticipo. Una migrazione fatta dopo un guasto costa la migrazione più il fermo, e si fa di corsa.
Conta anche il lato fiscale. Se l'aggiornamento rientra in un investimento in beni strumentali nuovi e interconnessi, può valere l'iperammortamento 2026. Va verificato caso per caso con il commercialista, ma è un motivo in più per non aspettare il giorno sbagliato.
Se avete degli S7-300 in campo e non sapete da dove partire, mandateci a info@contech.xyz l'elenco delle CPU con il codice d'ordine, quello che inizia con 6ES7 e si legge sull'etichetta del modulo o nel progetto STEP 7. Da lì vi diciamo da dove conviene cominciare.
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