
Mettiamo un numero sul tavolo, perché è da lì che parte ogni ragionamento serio. Su una linea di automazione nuova da 300.000 euro, l'iperammortamento 2026 vale circa 130.000 euro di imposte in meno. Quasi un investimento ogni due e mezzo ripagato dal fisco. La cifra è grossa abbastanza da far drizzare le antenne a chiunque debba decidere un acquisto in fabbrica quest'anno. Ma "vale 130.000 euro" è una frase da smontare, perché l'iperammortamento ha una meccanica precisa e un paio di punti dove ci si fa male.

Una stazione automatizzata in fase di montaggio: sensori, attuatori pneumatici e morsetti sono tra i beni strumentali che rientrano nell'agevolazione.
Non è un bonus, è una deduzione
L'iperammortamento 2026, introdotto dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1 commi 427-436), non è un credito d'imposta. Non è una somma che lo Stato ti versa o che porti in compensazione in F24. È una maggiorazione del costo fiscalmente deducibile: il bene che hai comprato, ai soli fini del calcolo delle imposte, vale di più di quello che hai pagato.
Compri un macchinario da 100.000 euro e il fisco ti lascia dedurre come se ne avessi spesi 280.000. Quei 180.000 euro di costo "in più" non li hai sborsati, ma abbassano il reddito imponibile come se li avessi sborsati.
Qui c'è il primo punto dove ci si fa male. Una deduzione abbatte le tasse solo se hai un reddito da tassare. Se l'azienda chiude l'esercizio in perdita, o con un utile risicato, la maggiorazione non trova capienza e il beneficio si riduce o slitta. L'iperammortamento premia chi investe e guadagna. Vale solo per IRES e IRPEF: sull'IRAP non incide.
Quanto si recupera, scaglione per scaglione
La maggiorazione non è piatta, cambia in base a quanto investi nell'anno:
- fino a 2,5 milioni di euro: +180% (il costo deducibile diventa il 280% di quello reale)
- sulla quota oltre 2,5 e fino a 10 milioni: +100%
- sulla quota oltre 10 e fino a 20 milioni: +50%
- oltre i 20 milioni: niente, la quota in eccesso non è agevolata
Per la gran parte delle aziende manifatturiere il discorso si chiude sul primo scaglione. E lì il conto è pulito: con la maggiorazione del 180% e l'aliquota IRES al 24%, ogni 100 euro investiti ne tornano indietro circa 43 sotto forma di minori imposte. Sull'esempio da 300.000 euro: costo deducibile maggiorato di 540.000 euro, che al 24% fanno 129.600 euro di IRES risparmiata.
Quarantatré per cento è una percentuale che cambia la matematica di un investimento. Un ammodernamento che sulla carta costa troppo, depurato dell'iperammortamento, spesso non costa troppo.
Il risparmio non arriva tutto in una volta
Seconda trappola, meno ovvia. Quei 130.000 euro dell'esempio non li vedi nella dichiarazione del primo anno. La maggiorazione segue l'ammortamento del bene: si deduce un po' per volta, con la stessa percentuale con cui ammortizzi il macchinario.
Un impianto con coefficiente di ammortamento del 10% si deduce in una decina d'anni (il primo esercizio conta a metà coefficiente, per legge). Anche la maggiorazione si spalma su quegli anni. Un software, che si ammortizza più in fretta, restituisce il beneficio in tre o quattro anni.
Non è un difetto, è come funziona: serve saperlo per non promettere alla proprietà un risparmio immediato che immediato non è. Per vedere come si distribuisce il beneficio sul tuo caso abbiamo costruito un simulatore dell'iperammortamento 2026: inserisci le voci del tuo investimento e ti calcola deduzione e risparmio anno per anno.
Risparmio IRES stimato anno per anno su un investimento esempio di 300.000 euro. Il primo e l'ultimo esercizio valgono meno perché l'ammortamento parte a metà coefficiente.
Cosa rientra, e cosa devi fare per non perderlo
L'agevolazione riguarda i beni strumentali nuovi elencati negli Allegati IV (materiali) e V (immateriali) della legge: macchinari, impianti, robotica, e i software che li governano. Due requisiti che si dimenticano spesso: i beni devono essere interconnessi al sistema gestionale o alla rete di fornitura dell'azienda, e devono essere prodotti nell'Unione Europea o nello Spazio Economico Europeo.

Il pannello operatore di bordo macchina. L'interconnessione di questi sistemi al gestionale di fabbrica è uno dei requisiti dell'iperammortamento.
Poi c'è la parte burocratica, che il decreto attuativo del 4 maggio 2026 ha definito: cinque comunicazioni al GSE lungo il percorso dell'investimento, una perizia tecnica asseverata e la certificazione contabile delle spese. Non sono dettagli. Una comunicazione saltata o una perizia fatta male fanno decadere il beneficio. È il genere di cosa dove un errore di forma cancella una sostanza da centomila euro.
Le date che contano
L'iperammortamento 2026 copre gli investimenti realizzati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, con la comunicazione di completamento da inviare entro il 15 novembre 2028. C'è tempo, sulla carta. Ma un investimento industriale serio, tra scelta del fornitore, consegna, installazione, collaudo e interconnessione, non si chiude in un trimestre. Chi vuole sfruttare bene la finestra ha senso che inizi a ragionarci adesso.
Conviene?
Dipende, e la risposta onesta è questa. Conviene moltissimo se hai utili da tassare, se il bene rientra negli allegati e se gestisci bene gli adempimenti. Conviene meno, o va pianificato diversamente, se sei in un anno fiscalmente magro.
La misura è operativa da poche settimane: il decreto attuativo è del 4 maggio 2026 e alcune procedure GSE sono ancora fresche. Prima di mettere a bilancio un risparmio, fatti dare un riscontro dal tuo commercialista sui numeri e sugli adempimenti.
Quello che possiamo fare noi è la parte tecnica: capire se i tuoi impianti, o quelli che stai per comprare, hanno i requisiti di interconnessione, e progettarli perché li abbiano davvero. È esattamente quello che guardiamo durante il sopralluogo tecnico gratuito. Se stai valutando un investimento in automazione per il 2026, scrivici e vediamo i numeri insieme.
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